ANBAIRD ESPERIENZE E IDEE
CON GLI OCCHI DI UOMINI LIBERI
Bardo Frassino

INDIA 2001: la lunga ombra di Kalì

L’india moderna è una potenza nucleare. I recenti fatti di politica estera ed interna della nazione asiatica, hanno rifocalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul problema del terrorismo e della proliferazione nucleare su scala non più regionale ma planetaria. Il tragico dirottamento del volo IC 814 della India Airlines, e le dirette operazioni di guerra del Pakistan lungo il confine della regione contesa del Kashmir, suonano come campanelli d’allarme, di apertura di un nuovo scenario di crisi, ove la “soluzione atomica” è ancora vista come possibile e legittima. Se l’avvento al potere del Bharatiya Janata Party o BJP, da molti percepito come la “fine dell’unità indiana”, è democraticamento fluito in una vasta coalizione che oggi non accetta più le tesi dell’estremismo indù professate dallo Shiv Sena (L’”Esercito di Shivaji”, alleatosi al BJP nel 1996), la tensione ai confini nord-occidentali, la presenza di “reti del terrore” organizzate nelle grandi metropoli indiane e l’allargarsi del fronte dei paesi islamici che offrono basi d’appoggio e fondi illimitati alle milizie fondamentaliste, creano il clima pesante di vigilia, tipico delle nazioni in stato di emergenza. Per poter comprendere alcuni dei retroscena di questo complesso puzzle geopolitico, è stato necessario avvicinare un ufficiale addetto alla sicurezza nazionale.

L’ingegnere “K” Ramas di Calcutta, è perfettamente in orario. Arriva nel “coach” S/3 e prende posto al “seat 13” senza dire una parola. Dopo cinque minuti di silenziosa attesa si rivolge con sicurezza all’occupante del posto n. 12 : “Mr….from Italy ?”. In breve inizia una lunga “intervista” che metterà in luce gli aspetti più controversi di una nazione, l’India, in bilico tra un accelerato sviluppo economico, senza garanzie sociali, ed un conflitto regionale chiaramente pericoloso, dove il ruolo delle potenze occidentali è ancora tutto da definire.

“K” è perentorio: - Innanzitutto mi spiace informarla che la sua richiesta di ingresso nella regione dello Jammu-Kashmir attualmente non ha alcuna possibilità di venire presa in considerazione. La provincia a nord e a est di Srinagar è sigillata, nessun “non indiano” può accedervi - .

Qual’ è dunque la situazione sul terreno ? : - Si può tranquillamente affermare che i combattimenti lungo il confine con il Pakistan sono ormai giornalieri e continuativi. I pakistani cercano di tenerci sotto pressione con ininterrotti fuochi di squadre di mortai e raffiche di mitragliera pesante lungo tutte le nostre posizioni avanzate, stiamo attentamente valutando i loro propositi -. Si stanno verificando delle perdite ? -: Le informazioni che le do’ sono freschissime, potrà averne conferma nei prossimi giorni. Ho lasciato la regione da quarantotto ore e le ultime cifre parlano di venti caduti accertati. Venticinque elementi dell’esercito di Islamabad appartenenti al 24mo reggimento “Baluch”, appoggiati da armi di reparto e cannoni senza rinculo hanno attaccato alle prime luci dell’alba la postazione indiana “PP-13” vicino a Raipur nel delicato settore di Akhnoor. Un reparto speciale di Granatieri dell’esercito indiano è riuscito ad intercettare il commando pakistano annientandolo, risultato: diciotto caduti pakistani; tra questi, un ufficiale, e tre sottufficiali. Da parte indiana abbiamo registrato due perdite. Due corpi di soldati pakistani giacciono ancora in “sarkanda”, nella terra di nessuno e non è possibile effettuare il loro recupero a causa del pesante fuoco in corso lungo la “linea di controllo” (La famosa “Loc” stabilita dalle Nazioni Unite al termine del secondo conflitto indo-pakistano per il controllo del Kashmir). La risposta indiana al sesto tentativo di catturare un avamposto di New Delhi, da quando è stata varata l’”Operazione Vijay” del luglio scorso, ha portato anche alla distruzione di un bunker di confine pakistano con altre vittime non verificabili. Tutto questo la dice lunga sul clima bellico tra i due paesi, che sta alzando il livello dello scontro verso soluzioni imprevedibili-.

Sono dunque mutati gli scenari del confronto militare, dopo che il Pakistan ha scelto apertamente di sostenere i gruppi guerriglieri kashmiri nel conflitto con l’India ? -: In effetti ora si stanno delineando due problemi distinti. Da una parte subiamo quella che definiamo la “I.o.” o “operazione interna” da parte dei gruppi indipendentisti come lo storico JKLF (Jammu and Kashmir Liberation Front) ed il pericoloso gruppo fondamentalista Hizbul Mujahedin, responsabili diretti delle “campagne di svuotamento” della popolazione Hindu nella regione (la comunità induista si è ridotta drasticamente a poco meno di tremila membri residenti contro i centocinquantamila di qualche anno fa, concentrati prevalentemente nella valle di Srinagar stretta nella morsa protettiva dei gruppi paramilitari indiani) costretta a trovare riparo dalle violenze, nei campi profughi di Jammu, dall’altra, si sta ampliando rapidamente la “O.o.” o “operazione esterna”, ovvero il coinvolgimento diretto del Pakistan nelle azioni di guerra vera e propria lungo la sempre più mobile “linea di confine” ed il sostegno operativo dell’ISI (i servizi segreti militari pakistani) alle operazione di infiltrazione di gruppi di sabotatori nel territorio dell’Unione ed alla sponsorizzazione di azioni di vero e proprio terrorismo internazionale, come il recente dirottamento dell’IC 814 delle linee aeree indiane-.

Che cosa può dirci a proposito ? - Le serrate indagini effettuate dai nostri organi informativi e le operazioni di polizia condotte durante e dopo il tragico dirottamento del velivolo dell’India Airlines hanno mostrato, l’ampia rete di agenti infiltrati sul nostro territorio, da parte dell’ISI pakistano. Quello che maggiormente ci ha colpito è stato lo scoprire che Mumbai-Bombay è diventata la base operativa del terrorismo d'oltre confine e il covo privilegiato delle “menti” che hanno realizzato il recente dirottamento pro-separatisti.

Ci spieghi meglio. - Fin dalle prime battute, l’operazione ha avuto come punto di riferimento la metropoli di Mumbai-Bombay, area ideale , come ogni città sovrafollata, per la costituzione di piccole basi di manovra organica, indirizzata a conseguire tutti i mezzi necessari per “coprire legalmente” operazioni terroristiche molto articolate. Qui, e questo fatto è di una gravità assoluta, in quanto siamo nel cuore attivo dell’India moderna, il commando è riuscito ad ottenere le patenti automobilistiche “pulite”, primo passo verso il rilascio successivo di regolari passaporti. In sintesi, attraverso una delle numerose agenzie cittadine, con sole cinquemila rupie a persona (duecentotrentacinquemila lire) i dirottatori hanno ottenuto i documenti necessari per dare inizio alla operazione di sequestro internazionale. Dopo aver prelevato una autovettura privata, sotto minaccia armata, nella zona di Malad, quattro uomini del commando hanno assaltato l’agenzia della Maharashtra Co-operative bank nel quartiere di Borivali. Durante la rapina, che ha fruttato “contante fresco” i terroristi si sono fatti consegnare la carta di indentità di un commesso bancario. Successivamente, grazie a questo documento “regolare” hanno acquistato il cellulare con tessera prepagata che in seguito effettuerà le chiamate a Karachi (Pakistan), Kathmandu (Nepal), e Kandahar (Afghanistan) nelle ore cruciali del dirottamento. E’ inoltre importante notare che, in origine, il commando aveva scelto di effettuare il sequestro dell’aeromobile, proprio all’aeroporto internazionale Sahar di Mumbai. Il progetto originario, concepito già nell’agosto dello scorso anno, era stato poi abbandonato a causa della stretta sorveglianza presente nell’aerostazione, ed è sempre a Mumbai che i terroristi, in seguito, hanno optato per la “soluzione Kathmandu”.

Quali sono le figure di spicco di questo complotto ? - Su tutte troneggia quella di Abdul Latif Adam Momin, presunto agente dell’ISI, arrestato nella famigerata area a prevalenza musulmana di Behrambaug a Jogeshwari. Gli inquirenti sono ormai convinti di avere in mano il “cervello” operativo di Mumbai-Bombay. Durante la cattura sono stati rinvenuti nel covo cittadino ove risiedeva Latif, due fucili automatici AK 56, cinque bombe a mano anticarro, esplosivi e detonatori, oltre a documenti attestanti i loro legami con figure dei servizi segreti militari pakistani. L’appartamento è risultato essere “operativo” fin dal giugno dello scorso anno e la presenza di armamentario da guerra e di scorte di esplosivo, fa supporre l’elaborazione di piani terroristici di largo respiro, quali quelli supportati dall'ISI a Bombay nel 1993, quando “cellule islamiche organizzate” paralizzarono la metropoli con una campagna di attentati nella vastissima rete urbana, un po’ come accadde da voi in Europa, a Parigi, qualche anno fa, sempre per mano di gruppi integralisti musulmani. Queste figure dunque semprano avere “caratura transnazionale”, almeno da quanto emerge dalle indagini, ma il dirottamento di un aereo di linea supera qualsiasi concetto di “fattore collaterale di una crisi regionale”, internazionalizzando il problema….

- E qui, mi preme dirlo, risiede il punto. Vi ricordate quando gli Stati Uniti nel 1998, per punire il “miliardario del Terrore” Bin Laden responsabile, a detta del Pentagono, degli attentati ai danni delle ambasciate americane in Kenia e Tanzania, colpirono il suolo dell’Afghanistan, nel tentativo di estirpare i centri del terrorismo internazionale? Ebbene, pochi rammentano che quei missili e quelle armi guidate andarono a distruggere sì dei campi di addestramento, ma di “terroristi Kashmiri”, non di formazioni locali coinvolte nell’”affaire”. Che cosa ci facevano i Kashmiri nelle valli afghane ? Perché, è notizia di oggi, il numero due del regime talebano, Mullah Mohammad Rabbani, arriva in Pakistan a riconoscere il governo militare insediatosi con un colpo di stato nell’ottobre dello scorso anno, proprio quando piovono sul regime di Kabul, da parte del primo ministro spodestato Sharif, le accuse di fornire i campi di addestramento necessari all’internazionale del terrore islamico ? Chi arma, istruisce, foraggia gruppi kashmiri fondamentalisti quali l’Harakat-ul-Mujahideen e il temibile Lashker-e-Toiba, “farciti” di mercenari islamici interventisti? Dal 1991 ad oggi 1125 militanti stranieri sono stati uccisi nello Jammu e Kashmir, 136 sono stati arrestati tra il 1991 e il 1998. Spero che le Nazioni Unite meditino su queste cifre, anche se tra i nomi degli stati coinvolti risultano esserci paesi come l’Arabia Saudita e gli Emirati…… Delle formazioni guerrigliere, se pure motivate o fanatizzate, da sole non possono sostenere il lungo confronto con un esercito regolare di una nazione come l’India. E’ pura follia credere che quella che ormai è divenuta una “zona grigia” per la sicurezza mondiale, ovvero lo scacchiere del Caucaso e dell’Asia Centrale, possa col tempo assestarsi da sola, quando i rischi di diffusione della destabilizzazione, mezzo guerra di religione, non vengono affrontati all’ origine. In Kashmir abbiamo gravi problemi, ma non siamo solo noi a soffrirne. Se perdessimo questa regione allargheremmo il già vasto fronte di nazioni islamiche con le quali è impossibile dialogare e daremmo un’altra chance al terrorismo internazionale. L’Iran sciita, l’Afghanistan dei Talebani, che oggi riconosce il governo guerrigliero ceceno e che attualmente è la mecca del terrorismo internazionale, il Pakistan della giunta militare e dell’aggressione ai paesi limitrofi, costituiscono già una “fortezza della illegalità”, foriera di instabilità a venire. L’Europa e soprattutto gli Stati Uniti ora devono decidere con chi stare: con l’India, la più grande, non solo in termini numerici, democrazia del pianeta, con alle spalle ormai una lunga tradizione di tolleranza e di valorizzazione delle diverse componenti culturali del proprio tessuto multistatale, o con il Pakistan autoritario, retto da una classe militare educata all’uso della forza e al colpo di stato. Storicamente parlando gli Stati Uniti hanno puntato su Islamabad, uno dei loro stabili avamposti durante la guerra fredda, ma attualmente le carte sembrano essere confuse ed i giochi strategici molto pericolosi.

Allude forse al fatto che ormai sia l’India che il Pakistan sono potenze nucleari ?
Precisamente….. Conosce bene la figura di Kali?

Non in tutti i suoi aspetti….
- Capisco.Vede, come avrà notato, girando per il paese, la gente sembra avere confidenza con tutte le manifestazioni del divino presenti in numi quali Vishnu, Shiva, Parvati, Ganesh, e così via, mentre, per quanto riguarda Kali, la nera, se presta attenzione, noterà, in proporzione, pochi templi, ubicati prevalentemente nelle aree rurali. E’ un culto poco manifesto, ma presente, non visibile, ma potente, forse poco amato perché temuto, ma risolutivo, finale…e nella mia città, Calcutta, si crede che nessuno votato a Kali, potrà essere sconfitto. Personalmente, provengo da una famiglia semplice, contadina, che con fede e sacrifici è riuscita a farmi studiare, a darmi una posizione, a far sì che potessi un giorno servire con competenza il mio paese, la madre della nostra cultura, ed in piccolo, io sono un esempio di questa generazione di indiani proiettati verso il futuro, insomma indiani ingenieri, tecnici nucleari e balistici, esperti di computer sia in campo civile che militare, indiani che credono nel futuro attivo della nostra nazione e che non vogliono piegare il capo a chi ci minaccia con la violenza. Per cui vede, Kali veglia paziente, si nutre della forza dei suoi figli, aspetta i suoi nemici in silenzio. Credo che a nessuno convenga sfidarla….., possiede la potenza della distruzione finale, balla per la fine del mondo annientando qualsiasi cosa le si pari innanzi. Neppure Shiva, il “danzatore del creato”, è in grado di arrestare il suo impeto mortale….. Questa è spiritualità indiana, ma è anche realtà. Il Pakistan è arrivato al capolinea delle sue provocazioni. Spalleggiato dalle nazioni che alimentano la piena montante dell’intolleranza religiosa a fini di potere, deve decidere quale destino vuole riservare alle sue genti. Tre guerre combattute in nome di impossibili nuovi equilibri geostrategici lo hanno visto sconfitto sulla questione del Kashmir e del Bangladesh, oggi la via del terrorismo internazionale e della proliferazione nucleare costringono la dirigenza di Islamabad a scelte definitive.
Già, proliferazione nucleare. Come far comprendere all’opinione pubblica, l’alta concentrazione di impianti per la produzione di energia atomica presenti nel sub-continente indiano ed i rischi globali scaturiti da una insana soluzione di “guerra totale” in un probabile, non auspicabile, futuro conflitto tra India e Pakistan ? La serità della “questione nucleare” nella regione è dimostrata dall’interessamento diretto dell’amministrazione statunitense che, tramite una nota organizzazione privata, che raggruppa il fior fiore degli scienziati americani, stà cercando di “mappare” con il satellite commerciale IKONOS ad alta risoluzione d’immagine, tutti i possibili siti missilistici e nucleari dei due paesi. Il quadro che ne stà uscendo è estremamente impressionante se si considera che, per il momento, è solo parziale.
Può darci qualche ulteriore indicazione, qualche nome ?
- I siti nucleari più “osservati” sono senz’altro, per ciò che concerne l’India, quelli di Mumbai-Bombay, Calcutta, Hyderabad, Kalpakkam, Pokhran, Ratechalli, Tarapur, Thal e Trombay…..poi vi sono i siti missilistici come quelli di Chandipur, Hyderabad e Jalandhar per i vettori di lancio.
Il Pakistan possiede siti missilistici a Dera Nawab Shah, relativamente vicini al nostro confine, a Fatehjung, Gujranwala e Jhang. Siti nucleari sono invece presenti a Karachi, Lahore, Quetta, Rawalpindi, Wah, Dera Ghazi Khan, Khauta, Multan, Chagai Hills…
L’importante sito di Kahuta è la sede dei laboratori A. Q. Khan , il cuore del programma pakistano per la costruzione degli armamenti nucleari. Lì si trovano le principali attrezzature per la produzione di materiale fissile, quali centrifughe a gas e apparecchiature per ottenere uranio altamente arricchito. E qui tocchiamo un tasto “scoperto” per l’amministrazione U.S.A.. Dagli albori degli anni ottanta, a Kahuta, in un Pakistan dunque sorretto dalla benevolenza americana, squadre di tecnici cinesi iniziarono regolari “turni d’assistenza” per lo sviluppo del programma nucleare pakistano. E’ormai accertata la fondamentale opera svolta dagli scienziati orientali, per l’acquisizione in loco della tecnologia necessaria alla costruzione della atomica pakistana, soprattutto per quanto concerne lo sviluppo delle centrifughe a gas per l’arricchimento del materiale grezzo. Ed è così che il Pakistan è riuscito a condurre i suoi cinque test nucleari, in risposta a quelli indiani, nel centro di Chagai Hills nella provincia sud occidentale del Baluchistan.

Si, però, in questo “gioco” c’è pure l’India…
- Sì, certo, Il programma indiano di sviluppo dell’energia nucleare ci ha permesso di ottenere i materiali e le apparecchiature necessarie per produrre le armi atomiche…

L’ascia insanguinata di Kali..? - …Sì, precisamente…Inoltre, nel corso degli ultimi anni si sono consolidate e affinate le infrastrutture. Queste includono sette impianti operativi per la produzione di energia nucleare, due reattori sperimentali al Centro di Ricerca Atomica di Bhabha vicino a Mumbai-Bombay dove l’India produce i maggiori quantitativi di plutonio classificato per armamenti, in più oggi possediamo le risorse necessarie a produrre e riprocessare il plutonio e ad arricchire con standard qualitativi elevati, l’uranio. Una corsa estremamente pericolosa, considerando le attuali minacce interne, mi riferisco al terrorismo “qualificato” e alle tensioni regionali.
-Proprio per questi motivi, non possiamo abbassare la guardia. Come le accennavo prima, Kali è vigilanza, ma è soprattutto “Potenza”. Il volto dell’India cambia solo nei mezzi esteriori, ma l’anima rimane immutata e viva. Nei prossimi mesi metteremo in orbita un nostro satellite-spia per controllare le aree delicate del paese, al Pakistan non rimarrà altro che ripensare la propria politica di aggressione o aspettare…



 
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