ANBAIRD ESPERIENZE E IDEE
CON GLI OCCHI DI UOMINI LIBERI
Bardo Raro

La logica dell'Impero


Questa volta vi racconterò una storia tragica e avvincente, fatta di intrighi, gesta eroiche, guerra e giochi di potere; una storia talmente intensa che ci hanno fatto persino un film. E’ una storia antica eppure moderna che parla di luoghi dove ancor oggi c'è una guerra e che racconta di una altra guerra che fu combatutta con lo stesso stile di una guerra che, sembra, da poco terminata. La storia che vi voglio raccontare è la storia di Masada.

Ma prima di parlare di Masada, vorrei presentarvi un po' di personaggi. Il primo è Tito Flavio Vespasiano, Imperatore di Roma, grande pacificatore e inventore degli orinali pubblici. Tanto per non farvela lunga, Siamo nel 67 d.C. e troviamo Vespasiano Governatore in Giudea intento a placare gli animi turbolenti degli Ebrei che della civitas romana proprio non sapevano che farsene. Nel '68 l'Imperatore in carica, Nerone, tira le cuoia e il nostro Vespasiano inizia a manovrare per occupare lo scranno vuoto. Così mentre il bell'imbusto parte per la caput mundi, il figlio Tito prende in mano la "questione ebraica" finchè nel 70 d.C. Gerusalemme si arrende e l'Impero ritrova la pace perduta. Vespasiano con i due figli, Tito e Domiziano, si ritrova tra le mani un impero solido e pacificato a suon di spada, se si escludono due piccole regioni: la prima è la Bretagna dove, oramai lo sanno anche i bimbi, c'è il piccolo villaggio di Asterix che non molla l'osso; la seconda è ancora, udite udite, la Giudea. Ma non l'aveva pacificata Tito? Evidentemente no. In Giudea (l'attuale Israele striscia di Gaza compresa) vi è una accolita di fondamentalisti ebrei nota come "Zeloti". Gli Zeloti sono personaggi assai zelanti nel combattere la presenza romana nella loro nazione, una via di mezzo tra un mujaheddin, un barbudos castrista e un brigatista rosso, a seconda di chi li giudica: Mujaheddin per gli ebrei che sognano l'indipendenza da Roma, rivoluzionari comunisti per gli ebrei che con Roma marciano bene e brigatisti per i Romani che non considerano la Giudea territorio occupato ma roba loro. Vabbè, questo è grosso modo il contorno storico della vicenda...
dicevamo che nel 70 d.C. Tito entra trionfante con i suoi tank in Gerusalemme e conia una bella serie di monete titolate "IUDAEA CAPTA" per festeggiare l'evento. E' ancora li che si gode le immagini del suo trionfo su tutti i TG del mondo che gli arriva un fax preoccupante dal generale Flavio Silvia. Sul fax stava scritto che circa 900 Zeloti con mogli e figli si sono asserragliati nella Fortezza di Masada, in pieno deserto a due passi dal Mar Morto. Tito, essendo il figlio dell’Imperatore, chiama il suo generale e gli dice qualcosa del tipo: -Oh! Toglimeli dai coglioni prima delle prossime elezioni o ti mando ad addestrare le reclute in accademia.-
Il Generale Flavio Silvia capisce la finezza politica del messaggio e, avendo carta bianca, decide le sue mosse.

Piccolo stacco.

Cos’è Masada?

Masada è una montagna e in ebraico il suo nome significa fortezza. Si tratta di un enorme parallelepipedo roccioso alto 400 metri che spunta dal nulla in mezzo al deserto del Mar Morto. Nel 40 a.C. il re giudeo Erode aveva pensato bene di costruirci una città fortezza dove rifugiarsi nel caso qualcuno tentasse un colpo di stato.
Gli unici due accessi alla città erano due mulattiere che salivano strette le pareti quasi verticali della montagna.
Potete ben capire che gli Zeloti, occupando quel sito, avevano veramente fatto bingo, senza contare che dentro la città c’erano riserve idriche e libagioni per molto e molto tempo: un Centro Sociale Occupato degno degli incubi di ogni celerino che si rispetti. Ma questo non scoraggiò certo il Generale Silvia che, celermente, organizzò l’operazione militare più vasta e complessa mai messa in piedi dalla nascita dell'Impero.

Con 15.000 soldati equipaggiati con le famose daghe corte M16 e l’ausilio di incredibili macchine da guerra, Flavio Silvia inizia il complesso assedio della fortezza che si protrarrà per ben tre anni. Non si risparmiano mezzi: catapulte con proiettili incendiari, torri d’assalto, arieti “heartquake”, baliste e tutto ciò che la tecnologia bellica può mettere in campo viene utilizzato. Ma Masada e i suoi occupanti non vogliono cedere. Oramai i media si sono accorti della situazione e in ogni angolo dell’impero non si parla d’altro che dell’eroica resistenza Zelota. L’imperatore inizia a spazientirsi, suo figlio Tito, che non è un tenerone, è già surriscaldato. Flavio Silvia tenta il tutto per tutto. Sottopone la città ad un fitto bombardamento, ora dopo ora, settimana dopo settimana, mentre i suoi soldati costruiscono una gigantesca rampa di terra e roccia utile per portare i tank alle porte della città e sfondarne le difese. Tutto viene fatto in fretta, con l’ordine e la disciplina di cui l’esercito imperiale va giustamente fiero. Finalmente la rampa è completata e le difese della città sono sfinite. Le truppe d’assalto romane irrompono sui bastioni della città…Ma un attimo prima, giusto un’attimo prima che il primo marine faccia sventolare le ali dell’aquila imperiale sulle mura della fortezza, un’ attimo prima dicevo, tutti gli Zeloti, mogli e figli compresi, si sono suicidati. Pur di non cadere schiavi del giogo romano e condotti in catene per le vie consolari dell’Impero, questi 900 fanatici hanno preferito porre fine alla loro meschina esistenza, trovando conforto nel Regno dei Cieli in cui, il loro Dio Geloso dovrebbe rinfrancati dalle sofferenze terrene. Flavio Silvia scrive:- quando (i Romani) videro la distesa dei cadaveri, ciò che provarono non fu l'esultanza per aver annientato il nemico ma l'ammirazione per il disprezzo della morte con cui avevano messo in atto i loro nobili propositi.-
Quando Tito legge nel rapporto del suo generale queste righe lo apostrofa con queste parole:- Se te ne esci con una minchiata del genere davanti ai giornalisti, ti strappo la testa dal collo e ci vinco l’NBA!- Detto questo convoca una conferenza stampa, invitando solo i giornalisti accreditati, e fa sapere al mondo dell’ incredibile potenza di Roma che ha espugnato l’inespugnabile e che ha dimostrato che NESSUNO, badate bene, NESSUNO può violare la Pax Romana e sperare di passarla liscia. Che si tratti di un’esercito invasore o di poveri terroristi beduini arrocati nel deserto, chi osa divenire nemico di Roma, verrà cacciato, braccato inseguito in qualsiasi buco di culo del mondo tenti di nascondersi. Perché Roma, la Caput Mundi, non permetterà mai che alcuno turbi la pace, l’ordine e la stabilità dentro ai confini del SUO impero. Lei che ha donato il sangue dei suoi figli per portare i valori di giustizia, libertà e progresso tra le genti barbare e le civiltà decadenti dell’Europa e del Mediterraneo.

Così finisce la storia della rivolta e del sacrificio di Masada, così come io ve l’ho raccontata. Invero, mi sono concesso qualche piccola licenza letteraria, ma l’ho fatto solo dare un po’ di lustro a questa storia ormai talmente vecchia e consunta che forse non avrebbe attratto il vostro interesse. Confido sulla vostra intelligenza perché sappiate discernere il vero dal falso e il romanzo dalla cronaca. Sempre ammesso che il vero sia un valore assoluto s’intende.



 
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