Perché cercare il miglior mondo possibile? O meglio, perché voler costruire il miglior mondo possibile? Cosa c'è dietro la ricerca dell'utopia, qual è il motore che avvia questo slancio verso l'impossibile? La risposta non è scontata, perché non è detto che la cerca del mondo perfetto nasca dal rifiuto del proprio presente, anzi, spesso la costruzione di un sogno utopico parte proprio dagli aspetti buoni del presente e tende ad esaltarli e renderli motore principe del proprio progetto, l'utopia è quindi uno slancio creativo, propositivo di miglioramento . Ora, mi sembra superfluo sottolineare che "gli aspetti buoni" sono soggettivi rispetto a chi sogna la sua utopia, però, paradossalmente è proprio qui la differenza tra mondo reale e utopia. L'utopia è tale proprio perché non esiste, perché ciò che è buono per me, può essere non buono, o addirittura dannoso per altri, ma questo non toglie che la ricerca di un sistema utopico non sia un laboratorio di esperienze.
Ma al di la del valore soggettivo con il quale si valuti un sogno utopico, uno dei problemi principali della messa in pratica di un "progetto ideale" (città, società, sistema politico o economico…) è l'autocoscienza individuale di chi vivrà poi nel progetto.
Ogni struttura formata da individui funzionerà solo se ogni membro del gruppo, al di la del suo credo, delle sue idee o quant'altro, avrà in ogni istante della sua vita la consapevolezza e la maturità interiore di confrontarsi e partecipare attivamente alla vita sociale dell'ambiente (comunità, paese, città, nazione…) in cui vive. Solo una attiva e onesta partecipazione può garantire il realizzarsi e il mantenersi di un progetto utopico. Potrei fare degli esempi, magari banali e grossolani, così tanto per capirci.
Supponiamo un "sistema democratico X" basato su un ampio consenso popolare, come può svilupparsi e mantenersi incorrotto nel tempo se la classe politica che lo gestisce non ha l'onesta intellettuale di riconoscere i propri errori, i propri abusi e le proprie colpe. Come può, questo sistema, funzionare se la società che elegge i propri rappresentanti non controlla il loro operato premiando i più bravi e scartando invece i politici meno capaci o disonesti?
Come può un azienda prosperare e crescere se le maestranze non hanno la consapevolezza del loro valore e delle loro responsabilità dentro la struttura e se i dirigenti non cercano di bilanciare le esigenze del capitale con quelle dei loro sottoposti?
Sono domande retoriche la cui risposta è ovvia, e spesso come molte cose ovvie, talvolta è data per scontata e sfugge, tra i mille piccoli problemi del quotidiano.
Ma prendiamo un altro esempio, immaginiamo un sistema politico retto da un'unica persona, un sovrano o un tiranno. Quanto può mantenersi questo sistema? Quali saranno i suoi frutti?
Come potrà il monarca da solo controllare la complessità dell'apparato politico, militare e amministrativo del suo regno?
Come potrà verificare se i suoi funzionari o i suoi ministri sono persone oneste e dedite al benessere della nazione quando le sue fonti di informazione sono le stesse persone che dovrebbe controllare.
Come può un sistema basato sulla centralità di un unico individuo non cadere in breve tempo vittima dello spreco, del nepotismo e della corruzione?
Sia un sistema democratico, sia una tirannide illuminata, non possono funzionare se l'individuo non ha rispetto di se stesso e della società che lo ospita. E questo piccolo ragionamento vale anche per una possibile utopia anarchica, anzi vale sette volte sette: come può una società anarchica, senza polizia, esercito o qualsiasi altra struttura difensiva, proteggersi da un gruppo organizzato e determinato a governare se non organizzandosi a sua volta contraddicendo i principi base del suo essere e quindi corrompendosi? Ecco perché l'utopia è utopia e nella nostra realtà non esiste. Ma è proprio per questo che noi dobbiamo continuare a costruire utopie.
L'utopia, è lo specchio della nostra coscienza, dopo averla immaginata, potremo confrontarla con noi stessi e così potremo vedere quali sono gli ostacoli più grandi per realizzarla e, conoscendo e risolvendo questi problemi, l'utopia sarà sempre più vicina e il nessun luogo potrà diventare il posto in cui avremo sempre voluto vivere.
Se non in questa vita, magari in un'altra.
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